Oncologia cosa possiamo fare?

3 SERATE SULLA SALUTE – SORAZEN DI CESIO MAGGIORE (BL)
settembre 22, 2018

Working in the laboratory with a high degree of protection

Centinaia di migliaia di ricercatori in tutto il mondo e migliaia di centri ricercano le soluzioni più avanzate… ed hanno fatto, per alcuni tipi di tumori, dei passi avanti meravigliosi.

Per questi motivi è inaccettabile che persone non qualificate si mettono a sparare sentenze o teoria.

Comprendiamo perfettamente, perché è ormai esperienza comune delle nostre famiglie, cosa significa avere un caro ammalato e la disperazione che coinvolge tutti… ma evitiamo di dare credito a millantatori ed operiamo tutti insieme per fare e pretendere PREVENZIONE.

Ciò non toglie che come cittadini possiamo parlare, confrontarci e discutere…

Sempre con accortezza, serietà e un pizzico di saggezza.

Nel mondo, un terzo dei 13 milioni di casi di tumore l’anno si potrebbe evitare, a patto di investire in prevenzione. Una delle sfide più grandi saranno le nuove vittime del fumo: donne, Cina e Africa.

Nel mondo, un terzo dei 13 milioni di casi l’anno si potrebbe evitare, a patto di investire in prevenzione. Una delle sfide più grandi saranno le nuove vittime del fumo: donne, Cina e Africa.

Infezioni, fumo, alimentazione: con la prevenzione dei fattori di rischio più noti, si potrebbe cambiare il destino di un terzo delle vittime del cancro nel mondo. Lo ha ricordato un rapporto dell’American Cancer Society, in occasione del World Cancer Day 2011, che punta il dito verso il futuro: sarà roseo o a tinte fosche? La risposta, dicono gli esperti, dipende in gran parte dalle politiche di prevenzione e dalle risorse economiche messe in campo oggi.

25 MILIONI DI CASI ENTRO 20 ANNI – Secondo i dati dell’IARC, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro, nel 2008 nel mondo ci sono stati 12,7 milioni di casi di tumore (5,6 nei Paesi economicamente sviluppati, 7,1 milioni in quelli in via di sviluppo) e 7,6 milioni di decessi (2,8 nei Paesi più sviluppati e 4,8 in quelli in via di sviluppo). Queste cifre sono destinate a raddoppiare entro il 2030, di pari passo con una popolazione in rapida crescita e sempre più vecchia. A meno che si riesca a ridurre l’esposizione a fattori di rischio noti, un’ipotesi che pare una chimera soprattutto là dove le risorse economiche sono ridotte al lumicino.

Siccome abbiamo la coscienza e conoscenza che alcuni problemi devono essere affrontati solamente dai veri esperti e dalla seria ricerca (non del sentito dire o del web) lasciamo parlare il

Prof. Franco Berrino oncologo:

Cosa si può consigliare dunque, in base a quel che si conosce oggi, a un malato di tumore?

Una delle conoscenze più solide, ripetutamente confermate, è che chi è in sovrappeso si ammala di più di vari tipi di tumore e chi si è ammalato, se in sovrappeso, ha più difficoltà a guarire.  Meglio quindi mantenersi snelli, e, se non lo si è più, ritornare snelli. Paradossalmente, però, non sono ancora stati fatti studi per valutare se aiutare i pazienti in sovrappeso a dimagrire migliora la prognosi. Ci sono sempre più indicazioni che sia il grasso depositato all’interno dell’addome il più pericoloso, piuttosto che l’obesità complessiva. Anche i magri con la pancetta hanno un rischio alto di ammalarsi. Un sano obiettivo, quindi è di mandar giù la pancetta: si raccomanda che la circonferenza vita non sia più di 85 cm nelle donne e 100 cm negli uomini, ma, senza andare sottopeso, più stretta è meglio è.

Naturalmente, se il malato è denutrito, occorre nutrirlo, cosa talvolta difficile perché i tumori in stadio avanzato causano spesso anoressia. Gli interventi chirurgici maggiori per tumori dell’apparato digerente, inoltre, possono causare difficoltà di digestione e di assorbimento. Spesso si ricorre alla nutrizione parenterale (per via endovenosa), che però non ha mostrato alcun vantaggio circa la sopravvivenza né nei pazienti chirurgici (per i quali può però ridurre le complicazioni) né nei pazienti in chemioterapia. In taluni casi, anzi, la sopravvivenza è stata inferiore. La nutrizione artificiale enterale (con sondino nasogastrico) non migliora la sopravvivenza rispetto a quella parenterale, ma ha meno complicazioni infettive.  La perdita di peso dei malati di tumore dipenderebbe soprattutto dalla produzione di sostanze infiammatorie da parte del tumore: la priorità, in questi pazienti, è ridurre lo stato infiammatorio, e molto si può fare con la dieta.

Un’altra conoscenza ripetutamente confermata, almeno per i tumori del colon e della mammella, è che chi fa esercizio fisico si ammala di meno,  e chi si è ammalato di cancro dell’intestino o della mammella, a parità di stadio della malattia, se fa esercizio fisico ha una prognosi migliore. Per chi ha un lavoro sedentario si raccomanda di fare ogni giorno una passeggiata con passo vivace per almeno 30 minuti consecutivi, oppure un’ora di palestra o di sport almeno un giorno si e uno no.  Per molte persone ritagliare questo tempo nell’organizzazione della vita quotidiana sembra quasi impossibile, ma è tempo ben impiegato.

I meccanismi con cui sovrappeso e sedentarietà aumentano il rischio di cancro, oltre che di malattie di cuore e di diabete, sono abbastanza ben conosciuti. Un eccesso di grasso depositato nell’addome determina, con meccanismi complessi, livelli più alti, nel sangue, di insulina, di glucosio, di fattori di crescita, di fattori dell’infiammazione e, nelle donne, di ormoni sessuali, e chi ha questi fattori alti, anche se ha una corporatura snella, si ammala e si riammala di più. Si tratta di fattori che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare. I fattori di crescita sono  indispensabili per la crescita dei bambini e per la riparazione di tessuti danneggiati da ferite o malattie, ma se sono in eccesso possono favorire la crescita dei tumori. Ci sono sempre più studi, in particolare, che riscontrano che chi è stato operato di cancro del colon o della mammella, se ha valori alti di questi fattori, ha un rischio più alto di recidive. E il livello di questi fattori dipende anche dalle nostre abitudini alimentari.  Chi mangia regolarmente latte, ad esempio, e chi ha una dieta ricca di proteine, ha più alti livelli nel sangue di IGF-1, uno dei più importanti fattori di crescita, e più bassi livelli di IGFBP-2, una delle proteine che regolano la biodisponibilità di IGF-I. Il latte, infatti, è un alimento per far crescere, e si sa che se mancano proteine nella dieta i bambini non crescono. L’insulina è essa stessa un fattore di crescita, e inoltre promuove una maggiore disponibilità di altri fattori di crescita e, nella donna, di ormoni sessuali. Per tener bassa l’insulina è meglio mangiar poco, evitando soprattutto i cibi che fanno aumentare molto la glicemia (cibi a alto indice glicemico) e i cibi ricchi di grassi animali.

L’infiammazione è un meccanismo di difesa dell’organismo. Quando ci feriamo, ad esempio, le cellule dell’infiammazione aiutano a contrastare eventuali infezioni e producono sostanze che stimolano le cellule dei tessuti vicini a proliferare per riparare il danno. Ma quando è un tumore a causare infiammazione queste stesse sostanze finiscono per stimolare ulteriormente la proliferazione delle cellule tumorali (vedi capitolo sull’infiammazione).

Le cellule tumorali che si formano nei nostri organi, o che si disseminano quando un tumore invade i vasi sanguigni o linfatici, sono come dei semi che germoglieranno e daranno origine a una pianta solo se si trovano in un ambiente favorevole, nel terreno giusto, ricco del nutrimento indispensabile alla loro crescita. Se invece il terreno è povero e arido, moriranno. Le nostre cellule inoltre hanno la capacità di suicidarsi quando sono alterate, e il suicidio sarà tanto più facile quanto più il nostro ambiente interno, il nostro terreno, renderà più difficile la loro sopravvivenza.  Cosa possiamo fare quindi, in pratica, per aiutare le terapie oncologiche modificando il nostro ambiente interno?

Tenere bassa la glicemia: le cellule tumorali consumano molto più glucosio delle cellule normali, e sempre più studi evidenziano che chi ha la glicemia alta (pur nell’intervallo di normalità) si ammala di più (ad esempio di tumori della mammella, del cervello, del pancreas) e se si è ammalato ha una prognosi peggiore. Tenere bassa la glicemia, inoltre, aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Quindi evitare le farine raffinate (00 e 0), il pane bianco, i dolciumi commerciali, le patate, il riso bianco, i fiocchi di mais, la frutta molto zuccherina. Evitare inoltre lo zucchero, lo sciroppo di glucosio e fruttosio, e abituarsi progressivamente a gusti meno dolci. Evitare inoltre i cibi ricchi di grassi saturi (carni rosse e latticini), che aumentano la glicemia in quanto ostacolano il funzionamento dell’insulina. Mangiare invece regolarmente, cereali integrali, meglio se associati a legumi, verdure, semi e frutti oleaginosi; se c’è infiammazione intestinale, come spesso durante la chemioterapia e radioterapia, questi cibi possono essere passati al setaccio e ridotti in crema per togliere la componente più fibrosa.

Tenere bassa l’insulina: oltre ai cibi ad alto indice glicemico di cui sopra è meglio evitare il latte (anche scremato), che fa aumentare l’insulina anche se non fa salire la glicemia, e i cibi a alto contenuto di grassi saturi (salumi, carni rosse, formaggi) che ostacolano il buon funzionamento dell’insulina.  Lo zucchero (saccarosio) ha un effetto diretto sull’insulina indipendente dalla glicemia.

Tenere bassi i fattori di crescita: quindi evitare il latte e limitare i cibi molto ricchi di proteine, soprattutto le proteine animali; anche le proteine vegetali, tuttavia, sono da mangiare con moderazione: la porzione di legumi, quindi, pur presente in ogni pasto, deve essere piccola. Le proteine vegetali sono più povere di metionina, un aminoacido essenziale, da cui i tumori sono dipendenti, che stimolerebbe particolarmente la sintesi di IGF-I. Ci sono studi clinici che suggeriscono che una dieta parenterale povera di metionina associata a chemioterapia rallenti la crescita tumorale. Anche alcuni vegetali, tuttavia, sono piuttosto ricchi di metionina, come le noci del brasile e, in grado minore, il sesamo, i semi di girasole (che si mangiano comunque in piccola quantità), la soia (va bene quindi la zuppa di miso, che comporta minime dosi di soia, ma è prudente limitare le porzioni degli altri prodotti di soia, e evitare le proteine isolate di soia, utilizzate per produrre hamburger e wurstel vegani). La soia contiene fitoestrogeni, sostanze vegetali con una struttura chimica che mima gli ormoni sessuali e che hanno effettivamente una debole azione ormonale. Per questo gli oncologi raccomandavano alle donne con cancro al seno di non mangiare soia, temendo che i fitoestrogeni stimolassero la proliferazione di eventuali cellule tumorali residue o ostacolassero l’azione dei farmaci ormonali. In realtà studi su migliaia di pazienti hanno mostrato che le donne operate di cancro al seno che mangiano cibi contenenti soia hanno meno recidive rispetto a chi non ne mangia. Non ci sono quindi controindicazioni a un consumo moderato di prodotti tradizionali di soia (miso, tofu, tempeh).

Tenere bassi i livelli di infiammazione: favoriscono l’infiammazione tutti i cibi animali, eccetto il pesce (privilegiare però i pesci piccoli, perché quelli grandi sono molto più inquinati). Favoriscono inoltre l’infiammazione lo zucchero e i cibi ad alto indice glicemico. Hanno invece azione anti-infiammatoria i cereali integrali, e molti altri alimenti vegetali, in particolare quelli che contengono grassi omega-3 (come i semi di lino, la soia, le erbe selvatiche) e inoltre le cipolle, le mele, e in generale le verdure, con l’eccezione delle solanacee (pomodori, melanzane, peperoni) che è meglio evitare. In caso di anoressia suggeriamo la crema di riso integrale (molto cotto e passato al setaccio) e la zuppa di miso in cui le proteine della soia sono già digerite dalla fermentazione, il che le rende facilmente assimilabili (si tratta praticamente di una zuppa di aminoacidi, che ha azione antinfiammatoria).

È prudente, inoltre, evitare i cibi ricchi di poliamine (sostanze indispensabili alla proliferazione cellulare); come agrumi (in particolare i succhi di arance), pomodori, melanzane, peperoni, banane, kiwi, frutti tropicali. Anche l’altra frutta contiene poliamine, ma in quantità minore, e i frutti di bosco non ne contengono che tracce. La frutta è raccomandata per la prevenzione del cancro, ma non è detto che sia utile per chi si è ammalato. Altre fonti importanti di poliamine sono i molluschi bivalvi e la putrefazione intestinale delle proteine in chi ha una dieta ricca di cibi animali. Non sono stati fatti importanti studi clinici, ma poiché le cellule tumorali sono avidissime di poliamine pare logico ridurne il consumo.

La frutta, inoltre, è molto ricca di sostanze antiossidanti (vitamine e polifenoli), utili per prevenire i tumori ma potenzialmente pericolose quando un tumore c’è già, perché potrebbero impedire ai radicali liberi di uccidere le cellule tumorali. Sia la radioterapia sia molte chemioterapie uccidono le cellule tumorali aumentando i radicali liberi. In alcuni ambienti si consiglia ai malati di cancro di consumare in abbondanza centrifugati o estratti di frutta e verdura; togliendo le fibre e la necessità di masticare i centrifugati consentirebbero di assumere grandi quantità di frutta e di aumentare l’assorbimento delle sostanze potenzialmente protettive che contiene. Può essere utile per un breve periodo di disintossicazione, ma è meglio essere prudenti, perché si rischia di aumentare troppo l’assunzione di sostanze antiossidanti, che potrebbero proteggere le cellule tumorali. È prudente che i malati di tumore non assumano integratori con alte dosi di vitamine o minerali antiossidanti: uno studio su 90 pazienti operate per cancro della mammella e trattate con cocktail di beta-carotene, vitamina C, selenio, zinco, coenzima Q e vitamina B3 ha mostrato una maggiore frequenza di recidive rispetto a pazienti identiche non trattate. È un piccolo studio, ma anche in sistemi sperimentali in cui si induce il cancro mammario con sostanze cancerogene la somministrazione di antiossidanti  (vitamina E) promuove la crescita del cancro mammario.

In sintesi le raccomandazioni coincidono con quelle formulate dai ricercatori del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF), che hanno valutato tutti gli studi scientifici sul rapporto fra dieta e tumori, e che oggi sono state riprese dal Codice Europeo Contro il Cancro: Basate la dieta quotidiana prevalentemente su cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, con un’ampia varietà di cereali integrali, legumi, verdure e frutta, magari con un’attenzione a non esagerare con la frutta. Le raccomandazioni del WCRF, inoltre, recitano: Limitate i cibi a alta densità calorica e evitate le bevande zuccherate (uno studio recente dell’università di Harvard, mostra che l’incidenza di metastasi nei pazienti operati per cancro del colon cresce con il numero di lattine consumate al giorno) e Limitate il consumo di carni rosse e evitate il consumo di carni conservate (uno studio sull’influenza prognostica dello stile alimentare dei pazienti operati per cancro del colon mostra che l’incidenza di metastasi cresce con il crescere dell’aderenza a uno stile “occidentale” caratterizzato da carni fresche e conservate, dolciumi e farine raffinate, formaggi).

Dieta adiuvante le terapie oncologiche

Franco Berrino

Che il nostro stile alimentare favorisca lo sviluppo dei tumori è provato da numerosi studi: troppi zuccheri, troppa carne, troppi cibi industrialmente raffinati aumentano il rischio di ammalarci, mentre cereali integrali e verdure ci proteggono.  Ancora pochi studi hanno però affrontato gli effetti della dieta alimentare sulla guarigione, o sulla progressione della malattia. Molti oncologi, alla domanda dei loro pazienti su cosa dovrebbero mangiare, non sanno cosa rispondere. Taluni si preoccupano esclusivamente che non perdano peso, perché quando i tumori sono in stadio avanzato finiscono per consumare il corpo, soprattutto i muscoli. Nell’illusione che mangiando muscoli i pazienti possano conservare i loro muscoli, molti ancora oggi raccomandano di mangiare carne, o prescrivono integratori proteici con aminoacidi ramificati, pur senza prove scientifiche che migliorino la sopravvivenza, rischiando di peggiorare la situazione.[i]

Cosa si può consigliare dunque, in base a quel che si conosce oggi, a un malato di tumore?

Una delle conoscenze più solide, ripetutamente confermate, è che chi è in sovrappeso si ammala di più di vari tipi di tumore e chi si è ammalato, se in sovrappeso, ha più difficoltà a guarire.[ii]  Meglio quindi mantenersi snelli, e, se non lo si è più, ritornare snelli. Paradossalmente, però, non sono ancora stati fatti studi per valutare se aiutare i pazienti in sovrappeso a dimagrire migliora la prognosi.[iii] Ci sono sempre più indicazioni che sia il grasso depositato all’interno dell’addome il più pericoloso, piuttosto che l’obesità complessiva. Anche i magri con la pancetta hanno un rischio alto di ammalarsi.[iv] Un sano obiettivo, quindi è di mandar giù la pancetta: si raccomanda che la circonferenza vita non sia più di 85 cm nelle donne e 100 cm negli uomini, ma, senza andare sottopeso, più stretta è meglio è.

Naturalmente, se il malato è denutrito, occorre nutrirlo, cosa talvolta difficile perché i tumori in stadio avanzato causano spesso anoressia. Gli interventi chirurgici maggiori per tumori dell’apparato digerente, inoltre, possono causare difficoltà di digestione e di assorbimento.[v] Spesso si ricorre alla nutrizione parenterale (per via endovenosa), che però non ha mostrato alcun vantaggio circa la sopravvivenza né nei pazienti chirurgici (per i quali può però ridurre le complicazioni)[vi] né nei pazienti in chemioterapia.[vii] In taluni casi, anzi, la sopravvivenza è stata inferiore.[viii] La nutrizione artificiale enterale (con sondino nasogastrico) non migliora la sopravvivenza rispetto a quella parenterale, ma ha meno complicazioni infettive.[ix]  La perdita di peso dei malati di tumore dipenderebbe soprattutto dalla produzione di sostanze infiammatorie da parte del tumore: la priorità, in questi pazienti, è ridurre lo stato infiammatorio, e molto si può fare con la dieta.

Un’altra conoscenza ripetutamente confermata, almeno per i tumori del colon e della mammella, è che chi fa esercizio fisico si ammala di meno,  e chi si è ammalato di cancro dell’intestino[x] o della mammella[xi], a parità di stadio della malattia, se fa esercizio fisico ha una prognosi migliore. Per chi ha un lavoro sedentario si raccomanda di fare ogni giorno una passeggiata con passo vivace per almeno 30 minuti consecutivi, oppure un’ora di palestra o di sport almeno un giorno si e uno no.  Per molte persone ritagliare questo tempo nell’organizzazione della vita quotidiana sembra quasi impossibile, ma è tempo ben impiegato.

I meccanismi con cui sovrappeso e sedentarietà aumentano il rischio di cancro, oltre che di malattie di cuore e di diabete, sono abbastanza ben conosciuti. Un eccesso di grasso depositato nell’addome determina, con meccanismi complessi, livelli più alti, nel sangue, di insulina, di glucosio, di fattori di crescita, di fattori dell’infiammazione e, nelle donne, di ormoni sessuali, e chi ha questi fattori alti, anche se ha una corporatura snella, si ammala e si riammala di più. Si tratta di fattori che con diversi meccanismi stimolano la proliferazione cellulare. I fattori di crescita sono  indispensabili per la crescita dei bambini e per la riparazione di tessuti danneggiati da ferite o malattie, ma se sono in eccesso possono favorire la crescita dei tumori. Ci sono sempre più studi, in particolare, che riscontrano che chi è stato operato di cancro del colon o della mammella, se ha valori alti di questi fattori, ha un rischio più alto di recidive. E il livello di questi fattori dipende anche dalle nostre abitudini alimentari.  Chi mangia regolarmente latte, ad esempio, e chi ha una dieta ricca di proteine, ha più alti livelli nel sangue di IGF-1, uno dei più importanti fattori di crescita, e più bassi livelli di IGFBP-2, una delle proteine che regolano la biodisponibilità di IGF-I. Il latte, infatti, è un alimento per far crescere, e si sa che se mancano proteine nella dieta i bambini non crescono. L’insulina è essa stessa un fattore di crescita, e inoltre promuove una maggiore disponibilità di altri fattori di crescita e, nella donna, di ormoni sessuali. Per tener bassa l’insulina è meglio mangiar poco, evitando soprattutto i cibi che fanno aumentare molto la glicemia (cibi a alto indice glicemico) e i cibi ricchi di grassi animali.

L’infiammazione è un meccanismo di difesa dell’organismo.

Quando ci feriamo, ad esempio, le cellule dell’infiammazione aiutano a contrastare eventuali infezioni e producono sostanze che stimolano le cellule dei tessuti vicini a proliferare per riparare il danno. Ma quando è un tumore a causare infiammazione queste stesse sostanze finiscono per stimolare ulteriormente la proliferazione delle cellule tumorali (vedi capitolo sull’infiammazione).

Le cellule tumorali che si formano nei nostri organi, o che si disseminano quando un tumore invade i vasi sanguigni o linfatici, sono come dei semi che germoglieranno e daranno origine a una pianta solo se si trovano in un ambiente favorevole, nel terreno giusto, ricco del nutrimento indispensabile alla loro crescita. Se invece il terreno è povero e arido, moriranno. Le nostre cellule inoltre hanno la capacità di suicidarsi quando sono alterate, e il suicidio sarà tanto più facile quanto più il nostro ambiente interno, il nostro terreno, renderà più difficile la loro sopravvivenza. 

Cosa possiamo fare quindi, in pratica, per aiutare le terapie oncologiche modificando il nostro ambiente interno?

Le Cellule tumorali hanno bisogno di 20 volte più glucosio delle cellule  normali.

Tenere bassa la glicemia: le cellule tumorali consumano molto più glucosio delle cellule normali, e sempre più studi evidenziano che chi ha la glicemia alta (pur nell’intervallo di normalità) si ammala di più (ad esempio di tumori della mammella, del cervello, del pancreas) e se si è ammalato ha una prognosi peggiore. Tenere bassa la glicemia, inoltre, aiuta a tener bassa l’insulina, e quindi i fattori di crescita. Quindi evitare le farine raffinate (00 e 0), il pane bianco, i dolciumi commerciali, le patate, il riso bianco, i fiocchi di mais, la frutta molto zuccherina. Evitare inoltre lo zucchero, lo sciroppo di glucosio e fruttosio, e abituarsi progressivamente a gusti meno dolci. Evitare inoltre i cibi ricchi di grassi saturi (carni rosse e latticini), che aumentano la glicemia in quanto ostacolano il funzionamento dell’insulina.

Mangiare invece regolarmente, cereali integrali, meglio se associati a legumi, verdure, semi e frutti oleaginosi; se c’è infiammazione intestinale, come spesso durante la chemioterapia e radioterapia, questi cibi possono essere passati al setaccio e ridotti in crema per togliere la componente più fibrosa.

Tenere bassa l’insulina: oltre ai cibi ad alto indice glicemico di cui sopra è meglio evitare il latte (anche scremato), che fa aumentare l’insulina anche se non fa salire la glicemia, e i cibi a alto contenuto di grassi saturi (salumi, carni rosse, formaggi) che ostacolano il buon funzionamento dell’insulina.  Lo zucchero (saccarosio) ha un effetto diretto sull’insulina indipendente dalla glicemia.

Tenere bassi i fattori di crescita: quindi evitare il latte e limitare i cibi molto ricchi di proteine, soprattutto le proteine animali; anche le proteine vegetali, tuttavia, sono da mangiare con moderazione: la porzione di legumi, quindi, pur presente in ogni pasto, deve essere piccola.[xxiv] Le proteine vegetali sono più povere di metionina, un aminoacido essenziale, da cui i tumori sono dipendenti,[xxv] che stimolerebbe particolarmente la sintesi di IGF-I.

Ci sono studi clinici che suggeriscono che una dieta parenterale povera di metionina (la metionina si trova come integratore nei prodotti per la caduta dei capelli = Non usare durante  problemi oncologici) associata a chemioterapia rallenti la crescita tumorale.

Anche alcuni vegetali, tuttavia, sono piuttosto ricchi di metionina, come le noci del brasile e, in grado minore, il sesamo, i semi di girasole (che si mangiano comunque in piccola quantità), la soia (va bene quindi la zuppa di miso, che comporta minime dosi di soia, ma è prudente limitare le porzioni degli altri prodotti di soia, e evitare le proteine isolate di soia, utilizzate per produrre hamburger e wurstel vegani).

La soia contiene fitoestrogeni, sostanze vegetali con una struttura chimica che mima gli ormoni sessuali e che hanno effettivamente una debole azione ormonale. Per questo gli oncologi raccomandavano alle donne con cancro al seno di non mangiare soia, temendo che i fitoestrogeni stimolassero la proliferazione di eventuali cellule tumorali residue o ostacolassero l’azione dei farmaci ormonali. In realtà studi su migliaia di pazienti hanno mostrato che le donne operate di cancro al seno che mangiano cibi contenenti soia hanno meno recidive rispetto a chi non ne mangia. Non ci sono quindi controindicazioni a un consumo moderato di prodotti tradizionali di soia (miso, tofu, tempeh).

Tenere bassi i livelli di infiammazione: favoriscono l’infiammazione tutti i cibi animali, eccetto il pesce (privilegiare però i pesci piccoli, perché quelli grandi sono molto più inquinati). Favoriscono inoltre l’infiammazione lo zucchero e i cibi ad alto indice glicemico. Hanno invece azione anti-infiammatoria i cereali integrali, e molti altri alimenti vegetali, in particolare quelli che contengono grassi omega-3 (come i semi di lino, la soia, le erbe selvatiche) e inoltre le cipolle, le mele, e in generale le verdure, con l’eccezione delle solanacee (pomodori, melanzane, peperoni) che è meglio evitare. In caso di anoressia suggeriamo la crema di riso integrale (molto cotto e passato al setaccio) e la zuppa di miso in cui le proteine della soia sono già digerite dalla fermentazione, il che le rende facilmente assimilabili (si tratta praticamente di una zuppa di aminoacidi, che ha azione antinfiammatoria).

È prudente, inoltre, evitare i cibi ricchi di poliamine (sostanze indispensabili alla proliferazione cellulare); come agrumi (in particolare i succhi di arance), pomodori, melanzane, peperoni, banane, kiwi, frutti tropicali. Anche l’altra frutta contiene poliamine, ma in quantità minore, e i frutti di bosco non ne contengono che tracce.

La frutta è raccomandata per la prevenzione del cancro…    

ma non è detto che sia utile per chi si è ammalato.

Altre fonti importanti di poliamine sono i molluschi bivalvi e la putrefazione intestinale delle proteine in chi ha una dieta ricca di cibi animali. Non sono stati fatti importanti studi clinici, ma poiché le cellule tumorali sono avidissime di poliamine pare logico ridurne il consumo.

La frutta,  è molto ricca di sostanze antiossidanti (vitamine e polifenoli), utili per prevenire i tumori ma potenzialmente pericolose quando un tumore c’è già, perché potrebbero impedire ai radicali liberi di uccidere le cellule tumorali. Sia la radioterapia sia molte chemioterapie uccidono le cellule tumorali aumentando i radicali liberi. In alcuni ambienti si consiglia ai malati di cancro di consumare in abbondanza centrifugati o estratti di frutta e verdura; togliendo le fibre e la necessità di masticare i centrifugati consentirebbero di assumere grandi quantità di frutta e di aumentare l’assorbimento delle sostanze potenzialmente protettive che contiene. Può essere utile per un breve periodo di disintossicazione, ma è meglio essere prudenti, perché si rischia di aumentare troppo l’assunzione di sostanze antiossidanti, che potrebbero proteggere le cellule tumorali.

È prudente che i malati di tumore non assumano integratori con alte dosi di vitamine o minerali antiossidanti: uno studio su 90 pazienti operate per cancro della mammella e trattate con cocktail di beta-carotene, vitamina C, selenio, zinco, coenzima Q e vitamina B3 ha mostrato una maggiore frequenza di recidive rispetto a pazienti identiche non trattate. È un piccolo studio, ma anche in sistemi sperimentali in cui si induce il cancro mammario con sostanze cancerogene la somministrazione di antiossidanti  (vitamina E) promuove la crescita del cancro mammario.

In sintesi le raccomandazioni coincidono con quelle formulate dai ricercatori del Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro (WCRF), che hanno valutato tutti gli studi scientifici sul rapporto fra dieta e tumori, e che oggi sono state riprese dal Codice Europeo Contro il Cancro: Basate la dieta quotidiana prevalentemente su cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, con un’ampia varietà di cereali integrali, legumi, verdure e frutta, magari con un’attenzione a non esagerare con la frutta.

Le raccomandazioni del WCRF, inoltre, recitano: 

Limitate i cibi a alta densità calorica e evitate le bevande zuccherate (uno studio recente dell’università di Harvard  mostra che l’incidenza di metastasi nei pazienti operati per cancro del colon cresce con il numero di lattine consumate al giorno) e

Limitate il consumo di carni rosse e evitate il consumo di carni conservate (uno studio sull’influenza prognostica dello stile alimentare dei pazienti operati per cancro del colon mostra che l’incidenza di metastasi cresce con il crescere dell’aderenza a uno stile “occidentale” caratterizzato da carni fresche e conservate, dolciumi e farine raffinate, formaggi).

Tutti questi suggerimenti in alcune persone evocano uno scenario di grande difficoltà, un cambiamento radicale delle abitudini quotidiane. In molti casi si tratta di suggerimenti che vengono dati in una situazione di emergenza, ma l’esperienza è che in breve tempo ci si può innamorare di questo cibo, tanto da proseguire, trasformandolo nel cibo quotidiano, a volte più rigoroso, a volte più permissivo,  aiutandoci a percorrere la via della conoscenza di noi stessi, rendendoci meno schiavi: l’uomo libero sa stare nella semplicità.

Numerosi studi hanno dimostrato che la restrizione calorica senza malnutrizione (25-30% di calorie in meno rispetto a una dieta ad libitum, ma con una dieta varia per garantire la presenza di tutti i nutrienti essenziali) prolunga la vita e riduce l’incidenza del cancro negli animali. Gli esperimenti sull’uomo mostrano che effettivamente la restrizione calorica migliora vari parametri metabolici di rischio cardiovascolare e neoplastico (riduzione dell’insulina, della glicemia, degli ormoni sessuali, dello stato infiammatorio, dello stress ossidativo, della proliferazione cellulare, aumento del cortisolo, dell’adiponectina, della sorveglianza immunitaria, del riparo del DNA, degli enzimi detossificanti, dell’autofagia e dell’apoptosi).  La restrizione calorica, tuttavia, non è sufficiente a ridurre i livelli plasmatici di IGF-I se non è associata anche a restrizione proteica. Questi esperimenti suggeriscono che la restrizione calorica e/o proteica possa essere un ausilio alla terapia. Molto spesso, però, i tumori, specie in stadio avanzato, causano perdita di peso, per cui la restrizione calorica è controindicata. 

Ci sono sempre più indicazioni, invece, che brevi periodi di digiuno (un paio di giorni alla settimana), che riducono marcatamente il glucosio, l’insulina e l’IGF-I nel sangue senza compromettere lo stato nutrizionale, possano aumentare l’efficacia delle terapie oncologiche.

 Si tratta di studi su cellule coltivate in vitro e su animali di laboratorio, ma sono in corso studi sull’uomo e dati preliminari suggeriscono che alcuni giorni di digiuno prima e dopo i cicli di chemioterapia, o un digiuno a giorni alterni durante la radioterapia, proteggano le cellule sane e mettano in difficoltà le cellule tumorali aumentando l’efficacia dei farmaci e riducendone gli effetti collaterali.

Il digiuno agisce sulle stesse vie molecolari su cui si cerca di agire con i nuovi farmaci a bersaglio molecolare. Non è praticabile con pazienti denutriti ma ci sono indicazioni che lo stesso effetto possa essere ottenuto con una dieta chetogenica (cioè diminuendo i carboidrati e aumentando i grassi, vedi anche capitolo sui tumori cerebrali), anche se ipercalorica.

Per tener bassa la glicemia:

Evitare zucchero e dolci commerciali, patate, mais, fiocchi di mais, popcorn, pane bianco e farine raffinate, cerali raffinati (riso bianco, orzo perlato).

VEDI TEBELLE INDICE GLICEMICO DEI CIBI

Consumare piuttosto pasta e fagioli, o piccole porzioni di cereali integrali in chicco con legumi e verdure, oppure con un pesto di mandorle o noci; la porzione di cereali deve essere piccola per ridurre il carico glicemico e la porzione di legumi deve essere piccola (uno o due cucchiai), perché i legumi sono molto proteici, ma è bene che legumi o noci o mandorle, che rallentano l’assorbimento intestinale del glucosio accompagnino sempre i cereali.

Per il buon funzionamento dell’insulina evitare:

Grassi saturi (burro, formaggi, carni rosse, salumi).

Per ridurre i fattori di crescita:

Evitare il latte, ridurre le proteine (togliere carni, formaggi, seitan, tofu)

Per favorire la produzione di corpi chetonici:

Aumentare i grassi nella dieta, ma non i grassi saturi: vanno bene mandorle, noci, nocciole, semi di girasole, zucca, sesamo, lino, tahini, olio di oliva, olio di lino in humus di ceci molto grasso.[xlix]

Per ridurre l’assunzione di poliamine evitare:

Arance, pompelmi, kiwi, banane, frutti tropicali, pomodori, melanzane, peperoni, mais in scatola, molluschi bivalvi. Vanno bene i frutti di bosco e il miele (in modesta quantità e associato a una crema di mandorle, nocciole, tahini o purea di azuki per ridurne l’indice glicemico).[l]

Per ridurre l’utilizzo della glutamina:

Tè verde deteinato in casa (Versare acqua bollente sul tè e scolare, quasi tutta la teina se ne va con l’acqua, poi rimetter l’acqua bollente e lasciare 3-5  minuti in infusione) o bancha. Evitare la crema di orzo germogliato (interessante per altri tumori per l’azione antinfiammatoria).

Per ridurre l’assunzione di metionina e di glutamina:

Evitare i cibi animali (consumare solo occasionalmente il pesce). Le proteine vegetali sono povere di metionina; alcuni vegetali, tuttavia, ne sono piuttosto ricchi, come le noci del brasile e, in grado minore, il sesamo, i semi di girasole, pistacchi, pinoli (che si mangiano comunque in piccola quantità), la soia (va bene la zuppa di miso, che comporta minime dosi di soia, ma è prudente limitare gli altri prodotti di soia e evitare le proteine isolate di soia utilizzate per produrre hamburger e wurstel vegani). I legumi è bene che siano presenti, anche in ogni pasto, ma in piccola quantità, perché molto proteici e ricchi di glutamina.

Per aumentare l’efficacia dei radicali liberi:

Olio di Borragine, il cui alto contenuto di acido gammalinolenico promuove l’apoptosi delle cellule tumorali facendo aumentare i radicali liberi e la perossidazione lipidica; aumenta inoltre la radiosensibilità delle cellule dei gliomi. 

Per ridurre l’infiammazione:

Evitare i cibi animali (eccetto piccole porzioni di pesce piccolo) e i cibi ad alto indice glicemico. Consumare verdure (in particolare cipolle, crocifere, boragine, foglie verdi, erbe selvatiche), meglio cotte che crude, frutta non zuccherina (evitare fichi, uva) cotta con kuzu e consumata assieme a grassi di buona qualità per ridurre l’indice glicemico,  curcuma, zenzero, cacao amaro.

Per tutti gli scopi di cui sopra:

Praticare periodicamente alcuni giorni di digiuno (anche alcune settimane se si è in sovrappeso), bevendo (in abbondanza, più di 2 litri al giorno) solo acqua o tè o tisane non caloriche. Chi non se la sente di digiunare per più giorni consecutivi può fare digiuno un giorno si e uno no. Meglio far precedere al digiuno una pulizia intestinale.

Sono suggerimenti basati su casistiche cliniche, ragionamenti fisiopatologici e studi su cellule coltivate in vitro, ma non sono ancora state condotte sperimentazioni cliniche capaci di confermarne o falsificarne la validità. Ci auguriamo che la neuro-oncologia cominci ad occuparsene.

LA VIA DEL CIBO

Lo stile di vita occidentale, caratterizzato da crescente sedentarietà e da una dieta ipercalorica sempre più ricca di alimenti industrialmente raffinati e di alimenti di origine animale, e povera di verdure, legumi e cereali integrali, contribuisce a gran parte delle patologie croniche che affliggono le popolazioni occidentali: le malattie cardiovascolari, il diabete, i tumori, le malattie degenerative degli occhi (cataratta, glaucoma, retinopatie), la steatosi e cirrosi epatica, le demenze senili, nonché una serie di condizioni di rischio quali l’obesità addominale, l’ipertensione, le dislipidemie, l’osteoporosi, la resistenza insulinica.

La prevalenza di queste patologie è in continuo aumento anche a causa dell’invecchiamento progressivo della popolazione, reso possibile dalla scomparsa della fame e delle malattie infettive come causa principale di morte e dai successi della medicina per tener in vita gli anziani affetti da malattie croniche. Ne consegue un quadro di crescente domanda di prestazioni sanitarie che, accoppiato alla crescente offerta di tecnologie diagnostiche e terapeutiche sempre più avanzate e costose, prefigura un quadro di progressiva insostenibilità economica della sanità.

Gli investimenti di prevenzione delle malattie croniche attualmente sono pressoché esclusivamente per interventi medicalizzanti, gli unici redditizi: farmaci (anti-ipertensivi, ipocolesterolemizzanti, ipoglicemizzanti, anticoagulanti, antidepressivi, integratori minerali e vitaminici di dimostrata inutilità o dubbia utilità, vaccini contro l’influenza, che ridurrebbero gli accidenti cardiovascolari negli anziani cardiopatici, vaccini contro i virus cancerogeni) e tecnologie per la diagnosi precoce (strumenti radiologici e endoscopici sempre più avanzati, biomarcatori). Ci sono sempre più prove, al contrario, che la scelta di uno stile di vita più sano consentirebbe di prevenire molte più malattie di quanto non potrà fare la medicina tecnologica e di prevenire anche la medicalizzazione massiva delle persone anziane.

LA VIA DEL MOVIMENTO

L’attività fisica ha svolto un ruolo essenziale nell’evoluzione dell’Homo sapiens. I nostri bisnonni dovevano camminare o correre per procurarsi il cibo o scappare dalle belve feroci, dovevano zappare o arare la terra con mezzi rudimentali, allevare gli animali, trasportare oggetti pesanti, costruire edifici ed oggetti senza la comodità delle macchine motorizzate moderne. Solo negli ultimi 50 anni l’uomo si è potuto permettere di vivere la sua vita senza fare nessuna o poca attività fisica. In poche parole i nostri geni sono stati programmati per funzionare al meglio solo in presenza di una costante e regolare attività fisica.

LE PERSONE ATTIVE VIVONO UNA VITA PIÙ LUNGA

Infatti, le persone fisicamente attive vivono una vita più lunga di quelle sedentarie ed hanno una migliore qualità della vita.

Adottare e mantenere un programma di attività fisica regolare rappresenta una componente cruciale per la salute fisica e psicologica .

L’esercizio fisico dovrebbe essere una componente essenziale della routine giornaliera. Sebbene sia preferibile una moderata attività fisica di almeno 30 minuti al giorno, anche dell’attività fisica intermittente aumenta il consumo di calorie ed è utile per chi non riesce ad incorporare 30 minuti di esercizio fisico nella routine giornaliera.
L’attività fisica moderata è un’attività fisica che usa grandi gruppi muscolari a un livello almeno equivalente a quello di una camminata a passo veloce.

Negli ultimi decenni i dati scientifici che si sono accumulati hanno chiaramente dimostrato che l’esercizio fisico gioca un ruolo fondamentale nel promuovere salute. L’attività fisica regolare è importante per:

  • mantenere un peso corporeo ideale (Evans WJ. 1995 Journal of Gerontology 50A:147)
  • prevenire l’accumulo di grasso a livello addominale e il diabete mellito (Sigal RJ et al., 2006 Diabetes Care. 29:1433),
  • prevenire l’osteoporosi e la sarcopenia (riduzione della massa muscolare) (Howe TE et al., 2011 Cochrane Database Syst Rev. 7:CD000333; Tseng BS et al., 1995 Journal of Gerontology 50A:113),
  • prevenire molte altre malattie croniche associate all’invecchiamento, come le malattie cardiovascolari e il cancro (Blair SN & Jackson AS. 2001 Med Sci Sports Exerc. 33:762; Fontana L et al., 2007 Am J PhysiolEndocrinolMetab. 293:E197; Ehsani AA et al., 1981 Circulation 64:1116; Yang L &Colditz GA. 2014 J Natl Cancer Inst. 106: dju135).

Infatti, le persone fisicamente attive vivono una vita più lunga di quelle sedentarie ed hanno una migliore qualità della vita.

Praticare almeno 30 minuti di esercizio fisico moderato al giorno è anche importante per prevenire l’eccessivo accumulo di grasso corporeo perché ci aiuta a bruciare le calorie in eccesso. Con l’attività fisica, infatti, si aumenta il numero di mitocondri nei muscoli in movimento: maggiore è il numero di mitocondri nel muscolo, maggiore è il consumo di energia sotto sforzo (Holloszy JO. 2011 ComprPhysiol. 1:921).

Infatti, i mitocondri sono degli organelli cellulari che bruciano i grassi e il glucosio per produrre energia.

Per esempio, 30 minuti al giorno di camminata a passo spedito causerà un consumo di circa 600-1100 calorie alla settimana. Se l’introito calorico rimarrà costante, questo consumo energetico risulterà in un calo ponderale di circa 320-600 grammi al mese (Frank W et al., 2000 J. Appl. Physiol. 88:774; Sigal RJ et al., 2006 Diabetes Care. 29:1433).

L’esercizio fisico di tipo aerobico praticato regolarmente aiuta anche a ridurre la deposizione di grasso a livello viscerale, aumenta la produzione di adiponectina (un ormone prodotto dagli adipociti con attività anti-diabetica) e aumenta l’ingresso di glucosio nelle cellule muscolari, riducendo la glicemia.

LA VIA DELLA MEDITAZIONE

Gli effetti sulla salute e sulla longevità d’interventi che modificano lo stato d’attivazione neuronale e psichico non sono mai stati studiati a fondo nella tradizione scientifica occidentale. Probabilmente perché il focus della nostra medicina tradizionale è curativa e non preventiva; e per le difficoltà tecniche nel misurare accuratamente gli effetti di manipolazioni dello stato psichico nell’uomo sull’invecchiamento e le patologie associate all’invecchiamento.

Svariati studi epidemiologici, tuttavia, suggeriscono che le persone serene, allegre, ottimiste, felici, sicure di sé e soddisfatte della vita sono più sane e vivono più a lungo di quelle stressate, depresse, colleriche e isolate (Bruno &Frey. 2011 Science 331:542). I risultati di una meta-analisi di 24 studi suggeriscono che la durata della vita nelle persone felici è del 14% più lunga che in quelle infelici (Veenhoven R et al., 2008 HappinessStud. 9:449). Inoltre, le persone felici hanno un minor rischio di suicidio o incidenti. Altri studi epidemiologici suggeriscono come le relazioni sociali siano fattori importantissime per la salute e la longevità.

Per esempio, la mortalità nel primo mese dopo la morte del coniuge raddoppia negli uomini e triplica nelle donne (Rozanski A et al., 1999 Circulation 99, 2192).

LA MEDITAZIONE AIUTA A VIVERE MEGLIO

Le persone che meditano regolarmente, inoltre, acquisiscono col tempo un grande capacità introspettiva, di consapevolezza e controllo delle emozioni che riflette un ottimale integrazione dei processi autonomici, affettivi e cognitivi. La meditazione ci permette di migliorare la nostra capacità di osservare e di godere a pieno delle esperienze che la vita ci regala, migliorando la nostra intelligenza emotiva ed intuitiva. Alcuni studi preclinici dimostrano come gli animali che vivono in ambienti ricchi di stimoli (es. ruote per correre, tunnels colorati e giocattoli) esibiscono una migliore memoria (Fordyce DE and Wehner JM, 1993 Brain Res. 619:111), sono in grado di recuperare meglio da lesioni che inducono deficit di memoria (Rampon C et al., 2000 NatNeurosci. 3:238), ed hanno una ridotta deposizione cerebrale di β-amiloide.

Siamo convinti del fatto che lo scopo principale della vita di ogni essere umano debba essere quello di raggiungere la felicità, superando la sofferenza inferta dalle malattie fisiche, psichiche e morali. Per ottenere una felicità vera e duratura (e non solamente quella transitoria ed effimera regalata dai piaceri materiali) dobbiamo mantenerci in salute e trasformare la nostra mente coltivando attraverso la meditazione la nostra intelligenza emotiva, intuitiva e creativa, la compassione, la pazienza e la saggezza.

Le 20 regole della Salute

 Non fumare. Non fare uso di tabacco.

Il tabacco è la principale causa evitabile di malattia e morte nel mondo ed è Anche la principale causa dello sviluppo di cancro. 

  1. Non fumare in casa…. e sul luogo di lavoro. La tua responsabilità nel fumo
  1. Fai in modo di mantenere il peso.

Rimanere normopeso seguendo una dieta sana e un regime di attività fisica regolare. 

  1. Sii fisicamente attivo tutti i giorni.

Limita il tempo che trascorri seduto…Compressioni organi (vescica – prostata)

Circolazione venosa e linfatica 

  1. Segui una dieta sana mangia principalmente cereali integrali, legumi, verdura e frutta.

6) limita i cibi ad alto contenuto calorico (cibi con alto contenuto dizuccheri e grassi) ed ad Alto Indice Glicemico. (bevande zuccherate). 

7) Riduci drasticamente le proteine animali. 

8) evita la carne conservata;  

9) Evita la carne cruda (insaccati) 

10) limita i cibi ad alto cont. di sale 

11) Elimina il Latte 

12) Riduci drasticamente i formaggi. 

13) Riduci l’assunzione di alcoolici. 

14) Evita lunghe esposizioni al sole, con particolare attenzione ai bambini.

Usa le protezioni solari. Non utilizzare lampade solari. 

15) Sul luogo di lavoro, proteggiti dall’esposizione ad agenti cancerogeni 

16) Riduci drasticamente l’utilizzo incasa agenti «tossici» per la pulizia Ambientale  

17) Controlla se in casa sei esposto a livelli di radiazioni radon… ed Elettromagnetiche. 

18) L‘allattamento riduce il rischio di cancro nella donna.

Allattare i bambini fino al 12 mese di età li protegge da malattie tipiche dell’età infantile e da patologie croniche da adulti. Inoltre diminuisce il rischio per la madre di sviluppare un tumore alla mammella. 

19) la terapia ormonale-sostitutiva (HRT) usata in pre/menopausa aumenta il rischio di alcuni tipi di cancro. Limita l’uso solo in casi estremi.Non usare integratori erboristici a base di fito-ormoni. 

20) Aderisci ai programmi di screening.

Permettono di individuare alcuni  di tumore ancora prima che compaiano i sintomi, quando sono più curabili. 

21) Controlla la tua salute con esami clinici.

Quindi noi del mondo naturale di fronte alle problematiche  oncologiche non dobbiamo fare nulla…. perchè non è nostro compito intervenire in queste gravissime patologie. Pertanto consiglieremo sempre di rivolgersi ai dei centri specializzati in oncologia.

Se per una serie di motivazione veniamo a conoscenza di persone o pseudo guaritori che si propongono di curare o guarire potologie oncologiche ….

Vi consigliamo vivamente di segnalarlo alla Procura della Repubblica ed ai carabinieri.

La vita è un bene prezioso… l’amore che nutriamo per i nostri cari è immenso e nessuno deve permettersi di dare false indicazioni

o promettere cure al di fuori dei Centri Specializzati in Oncologia.

 
 

Documento tratto dalla dall 8° Lezione di Naturopatia.

 “Scuola di Naturopatia Hermete-Sophia”.

Quindi noi del mondo naturale di fronte alle problematiche  oncologiche non dobbiamo fare nulla…. perchè non è nostro compito intervenire in queste gravissime patologie.

Pertanto consiglieremo sempre di rivolgersi ai dei centri specializzati in oncologia.

L’idea di usare piante od integratori per aiutare l’organismo a difendersi potrebbe invece rafforzare le cellule tumorali…. pertanto non peccate di presunzion e ma fate dieci passi indietro e lasciate operare i Centri Specializzati e gli oncologi.

La vita è un bene prezioso… l’amore che nutriamo per i nostri cari è immenso e nessuno deve permettersi di dare false indicazioni o promettere cure al di fuori dei Centri Specializzati in Oncologia.

Nessuno deve speculare sul dolore delle persone.

Centro Ricerca Piante Officinali Veneto

Scuola di Naturopatia Hermete – Sophia